Dalle cronache, ogni giorno, gli episodi di violenza stradale dimostrano quanto sia necessario porre in essere strategie e strumenti per il contenimento della velocità. La nostra cultura autocentrica, tuttavia, si esprime con maggiore veemenza proprio nei confronti di quelle Amministrazioni che hanno l’ardire di sperimentare dispositivi che costringono al contenimento della velocità delle automobili.
Abbiamo letto, sui quotidiani locali, alcune curiose accuse nei confronti dei pinch point, che sono spartitraffico, isole o restringimenti della carreggiata (chicanes) progettati per rallentare i veicoli e aumentare la sicurezza. Qualche privato cittadino e pure qualche esperto, si sono sentiti in dovere di segnalare la supposta pericolosità e l’irregolarità di tali dispositivi. Come Fiab Trento, ci preme tuttavia mettere in evidenza i bias cognitivi che emergono da tali ragionamenti.
Considerata la loro capillare presenza in Europa, appare contraddittorio ritenere i pinch point delle soluzioni pericolose. Certamente si tratta di dispositivi che non consentono di guidare con distrazione, poiché impongono di accertarsi che, in senso opposto, non sopraggiunga un altro veicolo e, nel caso, rallentare o attendere. Un pinch point non mette in pericolo chi transita con attenzione e a velocità adeguata.
Forse è proprio questo il punto: non tolleriamo di essere costretti a rispettare il limite dei 30 km/h. Tuttavia sono i comportamenti scorretti alla guida che mettono in pericolo se stessi e gli altri: secondo l’Istat in particolare la disattenzione e la velocità. Dovremmo avere l’onestà di ammettere che la semplice segnaletica verticale applicata ad una strada dritta non è un dispositivo sufficiente, pur se ineccepibile dal punto di vista normativo. Il rispetto della norma, per quanto importante, non è fine a se stesso e non sono certo da biasimare quelle Amministrazioni che si impegnano per garantire maggiore sicurezza sulle strade urbane, dove avviene oltre il 70 % degli “incidenti” (dati Istat).
Inutile e contraddittorio invocare maggiore sicurezza in strada pretendendo, allo stesso tempo, di non intaccare le abitudini alla guida e la priorità dell’auto.
Daniela Baraldi
FIAB Trento – Amici della bicicletta aps
La lettera è stata pubblicata sul quotidiano l’Adige il 20 aprile 2026






